Partiamo dall’inizio; la domanda che mi sento rivolgere più spesso è questa: come si pronuncia il tuo cognome? L’accento è sdrucciolo: Cànepa. Ma se sbagliate non me la prendo.
Sono nata a Roma, una città che amo visceralmente ma che mi corrisponde pochissimo, come non di rado capita con i grandi amori. Nel suo cuore profondo c’è un’intrinseca vocazione all’anarchia mentre io ho un cervello prussiano; sono due inclinazioni che difficilmente arrivano a intendersi.
A Roma sono cresciuta e ho studiato laureandomi in Storia medievale all’università di Roma II nel 1993. Per qualche anno ho fatto un lavoro che francamente detestavo: la guida turistica. Sulla carta sembra un bel mestiere ma all’atto pratico si tratta spesso di ripetere sempre gli stessi aneddoti fino alla nausea.
Mi sono separata dalla mia città che avevo poco più di trent’anni, vale a dire intorno alla fine degli anni ’90 del secolo scorso, e da allora vivo felicemente a Padova che è una città dall’equilibrio leonardesco con grandi piazze, una prestigiosa università e una quantità innumerevole di bar all’aperto, perché in Veneto bere è una cosa seria, e io mi sono volentieri adeguata alle costumanze.
Per diciassette anni ho lavorato per il Sistema Bibliotecario dell’Università con molta soddisfazione. Mi è servito a imparare una serie di strategie di ricerca che oggi mi tornano utilissime per l’insegnamento della scrittura creativa e per il lavoro di documentazione dei miei romanzi.
Verso la metà degli anni Zero mi sono iscritta a Psicologia; credevo che la materia mi interessasse, e invece sono rimasta delusa dalla vocazione pragmatica degli studi. Mi aspettavo una dose più sensibile di inclinazione alla metafisica, del resto psicologia è una parola che ha una radice greca ben precisa, e ψυχή, lo sappiamo, vuol dire anima, spirito, soffio vitale. Invece ho dovuto studiare una montagna di statistica – che è sacrosanto – senza che per mandarla giù mi si addolcisse la pillola con una visione un po’ meno scientista e un po’ più trascendente della disciplina. Siccome ho una certa tigna sono arrivata comunque a chiudere la Triennale, poi però mi è passata la voglia di proseguire negli studi e ho deciso di rinunciare alla Specialistica.
Infine si è avviata la terza parte della mia vita. Ho cominciato a scrivere tardi, diciamo pure tardissimo in base agli standard correnti, perfino quelli molto generosi e comunemente applicati in un paese gerontofilo come il nostro, il che è strano tenuto conto che sognavo di farlo fin da piccolissima. Il Premio Calvino, di cui ho vinto la XXX edizione nel 2017, è stato il felicissimo accidente di percorso che mi ha permesso l’accesso al mondo editoriale.
Da allora ho pubblicato tre romanzi per Einaudi, un racconto lungo per Tetra, un certo numero di racconti più brevi in miscellanee e riviste, e un podcast.
Nella seconda metà del 2026 dovrebbe uscire il mio prossimo romanzo per Guanda.
